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ChatGPT entra tra i 10 brand più imitati nel phishing

ChatGPT debutta nella top 10 dei marchi più imitati nel phishing. Le campagne sfruttano pagamenti falsi, urgenza e furto di credenziali.

24 lug 2026 3 min lettura A cura di Redazione
ChatGPT entra tra i 10 brand più imitati nel phishing
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ChatGPT entra per la prima volta nella classifica dei 10 brand più impersonati nelle campagne di phishing online. La ricerca di Check Point attribuisce al marchio legato all’intelligenza artificiale l’1,1% degli attacchi di brand phishing monitorati: una quota ancora contenuta, ma sufficiente a collocarlo accanto ad alcuni dei nomi più riconoscibili dell’economia digitale. L’ingresso nella graduatoria segnala la crescente attenzione dei criminali informatici verso servizi ormai familiari a un pubblico molto ampio.

Il volume associato a ChatGPT è vicino a quello registrato da PayPal, WhatsApp e Facebook, rispettivamente all’1,3%, all’1,4% e all’1,9%. La distanza dal primo gruppo resta però notevole. Microsoft, considerando anche la controllata LinkedIn, concentra il 34,2% di tutte le impersonificazioni rilevate, più di un terzo del totale. Il phishing continua quindi a privilegiare marchi capaci di ispirare fiducia immediata e di raggiungere grandi bacini di utenti professionali e privati.

Una delle campagne osservate nel secondo trimestre considerato dalla ricerca riproduceva l’identità visiva di OpenAI attraverso false email relative a un pagamento non riuscito per ChatGPT Plus. Il messaggio indirizzava le vittime verso una pagina di pagamento fraudolenta, costruita per raccogliere illecitamente i dati finanziari inseriti. L’esca sfruttava un contesto plausibile per chi utilizza un servizio in abbonamento: il timore di perdere l’accesso al prodotto o di dover regolarizzare rapidamente la propria posizione.

ChatGPT entra per la prima volta tra i dieci brand più imitati

Nel caso di Microsoft, i criminali hanno invece realizzato false pagine di assistenza che invitavano gli utenti ad aggiornare Office per ottenere correzioni di sicurezza. Il file proposto come aggiornamento installava in realtà malware sui dispositivi delle vittime. Cambiano il marchio, la grafica e il pretesto, ma rimane costante il meccanismo: simulare una comunicazione credibile e spingere il destinatario a compiere un’azione prima che possa verificarne l’autenticità.

L’imitazione di ChatGPT introduce anche un elemento paradossale. Strumenti di intelligenza artificiale generativa, compreso lo stesso servizio di OpenAI e molte alternative disponibili sul mercato, potrebbero aiutare gli attaccanti a produrre testi ingannevoli con grande rapidità. Messaggi più fluidi e formalmente corretti possono eliminare alcuni degli errori linguistici che in passato rendevano più semplice riconoscere le email fraudolente, aumentando la pressione sui controlli tecnici e sull’attenzione degli utenti.

Microsoft e LinkedIn concentrano oltre un terzo delle impersonificazioni rilevate

Nel quadro complessivo, le aziende tecnologiche risultano le più colpite dalle campagne di impersonificazione. Seguono le piattaforme di social media e, successivamente, le applicazioni bancarie. La distribuzione riflette la ricerca di identità digitali immediatamente riconoscibili e collegate ad account, abbonamenti, conversazioni o pagamenti. Per le imprese, la popolarità di un servizio utilizzato quotidianamente può così trasformarsi in una superficie di attacco indiretta, anche quando i sistemi originali non vengono compromessi.

Le classifiche possono oscillare e le campagne cambiare aspetto, ma il vettore resta sostanzialmente invariato. I criminali individuano utenti vulnerabili, costruiscono una comunicazione inattesa e fanno leva sull’urgenza per ottenere informazioni personali, credenziali di accesso o dati di pagamento. Un rinnovo fallito, un aggiornamento di sicurezza o un presunto problema con l’account diventano pretesti efficaci proprio perché richiedono, almeno in apparenza, una risposta immediata.

Urgenza e familiarità restano le leve principali del phishing

La difesa parte dalla cautela verso URL sconosciuti e comunicazioni non previste, soprattutto quando sollecitano pagamenti, download o accessi urgenti. Gli esperti raccomandano inoltre di proteggere gli account con passkey e con una autenticazione multifattore sicura. L’ingresso di ChatGPT nella top 10 conferma che anche i marchi emergenti possono diventare rapidamente strumenti di ingegneria sociale: più cresce la familiarità del pubblico, maggiore diventa il valore della loro identità nelle mani dei truffatori.

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