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Canonical rafforza Ubuntu su Arm64 per i server

Canonical spinge Ubuntu su Arm64 con live patching, pacchetti più accessibili e componenti Rust, ma emergono anche rischi di compatibilità.

09 lug 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Canonical rafforza Ubuntu su Arm64 per i server
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Canonical sta accelerando il lavoro per rendere Ubuntu su Arm64 un’esperienza di primo livello, non più una variante laterale rispetto al mondo x86. L’aggiornamento pubblicato dall’engineering manager Ravi Kant Sharma su Ubuntu Discourse mostra una traiettoria precisa: più supporto server, più pacchetti disponibili, più attenzione ai desktop e una progressiva introduzione di componenti scritti in Rust.

Il segnale più netto arriva dal kernel. A giugno Canonical ha annunciato che il supporto al kernel live-patching, cioè l’applicazione di correzioni al kernel in esecuzione senza riavvio, include ora anche i sistemi Arm64. La funzione riguarda sia Ubuntu 26.04 sia Ubuntu Core 26, la versione immutabile orientata all’IoT. È una scelta che parla soprattutto ai server: su desktop e laptop il riavvio resta un’operazione gestibile, mentre nelle infrastrutture continuative evitare downtime ha un peso operativo molto diverso.

La direzione si inserisce in un mercato in cui i server Arm hanno ormai raggiunto quasi metà delle vendite. Per Canonical, che genera buona parte del proprio business dal supporto server, rafforzare Ubuntu su questa architettura significa presidiare una piattaforma che sta uscendo dalla nicchia. Il passaggio di Arm64 da ambiente “ports” a cittadino più centrale dell’ecosistema Ubuntu va letto in questa cornice: non solo compatibilità, ma distribuzione, manutenzione e affidabilità su scala.

Ubuntu porta Arm64 più vicino al centro della propria infrastruttura.

Una delle modifiche più concrete riguarda infatti i repository. I pacchetti Arm64 vengono spostati sui server principali archive.ubuntu.com, dove si trovano i download Ubuntu standard, lasciando il precedente collocamento su ports.ubuntu.com, usato anche per architetture come PowerPC, RISC-V e mainframe IBM. L’effetto pratico è che i pacchetti Arm64 saranno replicati automaticamente dai mirror Ubuntu nel mondo, con benefici prevedibili per disponibilità e prossimità dei download.

Il cambiamento non è solo logistico. Ha richiesto interventi sugli script e sulla pipeline di build che genera le immagini di installazione, portando alla luce anche bug, compreso un problema in cloud-init. È il tipo di lavoro infrastrutturale che gli utenti finali vedono poco, ma che determina la maturità reale di una piattaforma: quando un’architettura entra nei percorsi principali di build, distribuzione e mirror, il supporto smette di dipendere da percorsi separati e più specialistici.

Il live patching su Arm64 parla soprattutto al mercato server.

Canonical guarda però anche ai dispositivi consumer e agli sviluppatori. A giugno è arrivato un pacchetto snap nativo Arm64 del client Steam di Valve, che include binari x86-32 e x86-64 attraverso il layer di emulazione FEX, descritto come l’equivalente Linux di Rosetta 2 su macOS. FEX è finanziato da Valve da anni e avrà un ruolo nel visore Steam Frame. Sul fronte laptop, il supporto Ubuntu non resta confinato ai SoC Qualcomm: una concept image di Resolute Raccoon riguarda hardware basato su CIX P1, usato anche in alcune schede Radxa e Orange Pi e in una motherboard Framework.

Anche l’esperienza applicativa si sta ampliando. L’arrivo di Google Chrome ufficiale per Linux Arm64 porterà con sé il supporto a Widevine DRM, con ricadute su streaming protetto e applicazioni come Firefox e Spotify, che possono usare librerie di Chrome. In parallelo cresce il numero di pacchetti snap con supporto Arm64. Rispetto ai primi portatili Arm Linux osservati nel 2023, Ubuntu era già avanti sul supporto hardware, e la distanza sembra destinata a ridursi ulteriormente sul piano dell’usabilità quotidiana.

Rust entra nei componenti core, ma la compatibilità resta una prova difficile.

L’altra linea di sviluppo è l’adozione di Rust nei componenti di base. Dopo la promessa di rendere più vivaci le release intermedie, Canonical ha sostenuto la Trifecta Tech Foundation come Gold Sponsor. L’organizzazione sviluppa ntpd-rs, nuovo demone Network Time Protocol in Rust, e sudo-rs. La transizione resta delicata: un bug nella versione Rust di cp, legato all’interpretazione dell’opzione -L, ha portato il team a tornare temporaneamente al classico comando GNU cp scritto in C. Il percorso indica una Ubuntu più Arm e più Rust, ma anche quanto siano sottili i comportamenti attesi nei comandi Unix di base.

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