Lovable, startup svedese attiva nel vibe coding, sarebbe in trattative per raccogliere 300 milioni di dollari a una valutazione di 13,2 miliardi di dollari. Il dato più significativo è il ritmo della crescita: la nuova valutazione sarebbe esattamente il doppio dei 6,6 miliardi raggiunti dalla società lo scorso dicembre.
A guidare il round dovrebbe essere Menlo Ventures, fondo che ha annunciato il mese scorso un nuovo veicolo da 3 miliardi di dollari. Per una società con meno di tre anni di vita, il possibile aumento di capitale segnala quanto il mercato continui a premiare gli strumenti capaci di trasformare l’intelligenza artificiale generativa in software utilizzabile da profili non necessariamente tecnici.
La traiettoria commerciale è altrettanto aggressiva. A giugno, Lovable ha raggiunto 500 milioni di annualized revenue run rate, metrica che proietta su base annua i ricavi ricorrenti del periodo corrente. È una cifra che colloca la società in una fascia rara per una startup così giovane e che aiuta a spiegare l’interesse degli investitori per un nuovo round a multipli elevati.
Il prodotto si rivolge a un pubblico ampio: fondatori, designer individuali e professionisti delle vendite lo usano per costruire siti web e storefront di e-commerce. Il punto operativo è semplice: l’utente descrive ciò che vuole ottenere e il sistema genera software o interfacce. Questo sposta una parte della creazione digitale fuori dai confini tradizionali dello sviluppo, rendendo più breve il passaggio dall’idea al prototipo.
La società vende però anche alle grandi imprese. Tra i clienti citati figurano Workday, Asana e NVIDIA, segnale che il vibe coding non è soltanto uno strumento per maker e startup early stage. Nelle organizzazioni più strutturate può diventare un acceleratore per team che devono produrre landing page, strumenti interni, esperienze commerciali o prototipi senza aprire ogni volta un ciclo completo di sviluppo.
Il contesto competitivo mostra una corsa più ampia. Il vibe coding, cioè la possibilità di costruire software descrivendolo in linguaggio naturale, viene indicato come il caso d’uso più popolare e redditizio dell’AI. Tra le società più visibili compaiono Replit, valutata 9 miliardi di dollari a marzo, e Factory, che aiuta le imprese a sviluppare agenti AI e ha raccolto 150 milioni ad aprile a una valutazione di 1,5 miliardi.
La pressione competitiva arriva anche dagli strumenti rivolti direttamente agli sviluppatori. Cursor, piattaforma di vibe coding per developer, è stata acquisita da SpaceX il mese scorso per 60 miliardi di dollari. In questo quadro, il possibile round di Lovable suggerisce che il mercato stia attribuendo valore non solo alla qualità dei modelli, ma alla capacità di impacchettarli in prodotti che riducono la distanza tra domanda di business e produzione di software.
Per le imprese, la crescita di Lovable conferma una linea di trasformazione già visibile: l’AI non entra soltanto nei processi come automazione, ma come nuovo livello di interfaccia per creare applicazioni. Se il round si chiuderà ai valori in discussione, la startup svedese diventerà uno dei casi più osservati nella fase in cui il software generato da prompt passa da sperimentazione a mercato finanziato su scala globale.