AVAIO ha illustrato alla comunità di Wrightsville i dettagli del data center da 6 miliardi di dollari progettato nella contea di Pulaski, in Arkansas. Il campus sorgerà su un’area di 760 acri a nord della 145th Street e sarà sviluppato per ospitare spazi concessi in locazione a uno o più utilizzatori finali. La società ha riferito di avere colloqui in corso con diversi potenziali clienti, senza però indicarne i nomi.
Tom Nesel, project manager di AVAIO, ha chiarito che l’azienda agirà come sviluppatore: preparerà il terreno, collegherà le utenze, costruirà gli edifici e affitterà gli spazi. Il modello è quello dei campus destinati alle grandi società tecnologiche, con Google e Amazon citate da Nesel come esempi della tipologia di operatori che normalmente utilizza queste infrastrutture, non come clienti già confermati del progetto.
La prima fase prevede la costruzione di due edifici, con avvio dei lavori programmato per l’estate e operatività prevista entro il 2028. Secondo John Malone, rappresentante di AVAIO, il cantiere dovrebbe generare oltre 1.000 posti di lavoro, mentre le posizioni permanenti sarebbero circa 70. La distanza tra occupazione temporanea e stabile riflette la natura dei data center: investimenti edilizi e impiantistici molto consistenti, seguiti da una gestione altamente automatizzata.
Sul piano energetico, i primi due edifici richiederanno 150 megawatt. AVAIO sta lavorando con Entergy Arkansas per assicurare la fornitura e, ad aprile, l’utility ha presentato alla Arkansas Public Service Commission una richiesta di approvazione del contratto elettrico. La società ha dichiarato che finanzierà tutte le infrastrutture necessarie a servire il sito e pubblicherà ogni anno i dati relativi alla domanda media e al picco di consumo.
Il campus potrebbe assumere dimensioni molto maggiori. Se AVAIO decidesse di ampliare il progetto oltre la fase iniziale, il fabbisogno elettrico potrebbe raggiungere un gigawatt. Nesel ha spiegato che la sostenibilità dell’espansione potrebbe essere valutata circa un anno dopo l’avvio dei primi lavori. Il dato colloca la disponibilità di energia al centro delle decisioni industriali, insieme alla capacità della rete di accompagnare l’eventuale crescita del complesso.
Per l’acqua, AVAIO stima una domanda di circa 8.000 galloni al giorno nei primi due edifici, attribuita soprattutto a bagni, lavandini e irrigazione. L’azienda afferma inoltre di avere progettato il campus per contenere rumore e impatto visivo. Uno studio indica che il livello massimo percepibile al confine della proprietà resterà sotto i 55 decibel; il sito dista circa mezzo miglio dalla Daisy Bates Elementary School.
Il progetto presenta anche una componente fiscale. AVAIO sta discutendo con l’amministrazione della contea un possibile accordo PILOT, cioè un pagamento sostitutivo delle imposte, collegato all’abbattimento della tassa sulla proprietà che la normativa dell’Arkansas consente fino al 65% e per un massimo di 30 anni. Anche con l’eventuale agevolazione, il data center genererebbe oltre 10 milioni di dollari di entrate fiscali immobiliari, delle quali circa l’80% sarebbe destinato al Pulaski County Special School District.
Il confronto pubblico non ha tuttavia dissipato le preoccupazioni dei residenti. Alicia Watson ha contestato la scarsità e la variabilità delle informazioni fornite, mentre Ryan Davis ha chiesto maggiore responsabilità aziendale sui possibili effetti legati a rumore, acque reflue e consumi elettrici. AVAIO sostiene di collaborare con la contea dal 2024, di avere ottenuto finora le autorizzazioni necessarie e di voler essere un buon vicino. La tenuta del progetto dipenderà così anche dalla trasparenza con cui sviluppo, consumi e impatti verranno comunicati alla comunità.