Marc Andreessen, cofondatore del fondo di venture capital Andreessen Horowitz (a16z) e tra le voci più influenti della Silicon Valley, ha delineato in un recente episodio del podcast Joe Rogan Experience uno scenario in cui gli agenti di intelligenza artificiale dedicati alla programmazione sostituiranno progressivamente i lavoratori umani in quasi tutti i settori professionali, partendo dall'ingegneria del software per estendersi a legge, medicina e scrittura.
Le affermazioni di Andreessen arrivano in un momento in cui il mercato degli strumenti di sviluppo basati sull'IA è in piena espansione: prodotti come Claude Code di Anthropic e Codex di OpenAI hanno già modificato in modo sostanziale le routine lavorative degli ingegneri software, con professionisti che riferiscono di lavorare a orari anomali per stare al passo con i cicli di produzione automatizzati dei bot.
Il modello operativo descritto dal venture capitalist è già in uso tra i developer più avanzati della Silicon Valley: la configurazione attuale prevede l'esecuzione simultanea di circa 20 agenti IA in parallelo, ciascuno operativo 24 ore su 24, 7 giorni su 7. L'utente umano interviene ogni dieci minuti per fornire feedback, eliminando i tempi di attesa tipici della collaborazione con sviluppatori in carne e ossa.
Uno degli argomenti centrali di Andreessen riguarda la gestione emotiva del lavoro iterativo. Il venture capitalist ha illustrato il contrasto tra un dipendente umano che, dopo due settimane di lavoro su un progetto, reagisce con frustrazione di fronte a modifiche richieste in extremis, e un agente IA che risponde senza resistenza a qualsiasi cambiamento, anche se si tratta di tornare alla versione precedente. Un vantaggio operativo reale, ma che solleva interrogativi profondi sul valore attribuito all'esperienza professionale e alla memoria storica dei progetti.
La visione di Andreessen non è isolata. Durante la recente conference call sui risultati trimestrali di Nvidia, il CEO Jensen Huang ha prefigurato un ecosistema con miliardi di agenti IA che utilizzeranno strumenti digitali così come oggi gli esseri umani usano i personal computer. Una convergenza di visioni tra i principali investitori e produttori di hardware del settore che rafforza la credibilità — almeno nel breve termine — di questi scenari.
Il passo successivo, secondo Andreessen, è una struttura gerarchica di agenti: ogni bot potrà avere a sua volta sottoagenti propri, replicando le catene di comando tipiche delle organizzazioni umane. Entro un anno, ha dichiarato, sarà routine disporre di 10-20 bot, ciascuno coordinato da altri 10-20 agenti subordinati. Una previsione ambiziosa che, se anche parzialmente realizzata, ridisegnerebbe l'architettura del lavoro qualificato su scala globale.
Resta aperta una questione strutturale che le dichiarazioni entusiastiche dei grandi investitori tendono a sottovalutare: chi detiene il controllo di questi agenti — e quindi del lavoro che producono — determinerà una nuova e forse più radicale concentrazione del potere economico. Se oggi la proprietà dei mezzi di produzione è già asimmetrica, un mondo in cui pochi attori possono disporre di eserciti di agenti IA a costo marginale vicino allo zero potrebbe rendere obsolete non solo le professioni, ma anche le attuali categorie con cui misuriamo la distribuzione del reddito e della ricchezza.