Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ha sfidato pubblicamente il senso comune sull'intelligenza artificiale e l'occupazione durante un'intervista rilasciata lunedì a CNBC, in occasione dell'avvio ufficiale dei lavori per un data center da 1 gigawatt nel Michigan, a circa 80 chilometri a sudovest di Detroit. La sua tesi: le aziende che tagliano posti di lavoro citando l'IA sono paradossalmente quelle che la adottano meno.
L'affermazione di Altman si inserisce in un dibattito sempre più acceso sul rapporto tra automazione e mercato del lavoro. Secondo un sondaggio del Pew Research Center pubblicato a marzo, il 50% degli americani è più preoccupato che entusiasta riguardo all'uso crescente dell'IA nella vita quotidiana, contro appena il 10% che esprime un atteggiamento opposto. Un clima che pesa sull'opinione pubblica e sulle strategie di comunicazione delle grandi aziende tecnologiche.
La posizione di Altman contrasta apertamente con quella di altri vertici del settore. Mustafa Suleyman, CEO di Microsoft AI, e Dario Amodei, CEO di Anthropic, hanno entrambi avvertito che l'intelligenza artificiale potrebbe sostituire un numero significativo di lavoratori. Nel frattempo, società come Block, Cisco, Coinbase, Snap e Salesforce hanno esplicitamente invocato l'IA nei propri annunci di riduzione del personale.
Il CEO di OpenAI ha ammesso che la sua valutazione sull'impatto occupazionale dell'IA si è evoluta, diventando più ottimistica dopo aver osservato l'adozione degli strumenti di programmazione della società, tra cui Codex. Ha però riconosciuto i limiti tecnologici attuali: i modelli eccellono in compiti specifici, ma faticano nella gestione di attività complesse e di lungo periodo.
Altman ha anche espresso rimpianto per alcune comunicazioni ufficiali di OpenAI, in particolare un comunicato stampa relativo a GPT-5.2 di dicembre, nel quale la società affermava che il modello "supera i professionisti in 44 occupazioni". Una formulazione che, secondo lo stesso Altman, ha contribuito ad alimentare l'ansia pubblica. "Quello che avremmo dovuto dire è che supera i professionisti in piccoli compiti in 44 occupazioni, il che è, credo, più accurato", ha dichiarato.
Sul fronte degli investimenti infrastrutturali, il progetto nel township di Saline rappresenta una scommessa industriale di proporzioni eccezionali. Secondo OpenAI, l'impianto avrà una capacità circa cinque volte superiore a quella di un data center medio attuale e genererà 2.500 posti di lavoro nel settore edile — con contratti sindacali — più 450 posizioni permanenti in loco. L'investimento complessivo si misura in decine di miliardi di dollari.
Il progetto non è però privo di tensioni locali. La tesoriera del township di Saline, Jennifer Zink, si è dimessa la settimana scorsa citando minacce violente ricevute dopo l'approvazione del data center. Un episodio che riflette il crescente conflitto tra le comunità locali e le grandi infrastrutture digitali, fenomeno documentato in diverse aree degli Stati Uniti.
Resta aperta una questione strutturale: se le aziende più avanzate nell'adozione dell'IA assumono più personale, questo schema vale anche per i settori tradizionali dell'economia europea e italiana, dove il tessuto produttivo è dominato da piccole e medie imprese con capacità di investimento tecnologico nettamente inferiori? La polarizzazione tra chi può permettersi l'IA e chi no rischia di ampliare le disuguaglianze occupazionali, indipendentemente dalla narrativa ottimistica dei vertici della Silicon Valley.