Nel dicembre 2025, circa un mese prima dell’operazione statunitense in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro, Donald Trump avrebbe incontrato in segreto Elon Musk. Durante il colloquio, il presidente avrebbe consultato a lungo Grok, il chatbot di Musk. L’incontro sarebbe avvenuto circa sette mesi dopo l’uscita dell’imprenditore dal suo incarico nell’amministrazione Trump presso il Department of Government Efficiency, noto come DOGE.
Secondo una persona informata sull’incontro, Trump avrebbe trascorso ore a parlare con il chatbot. Tra le domande poste al sistema ce n’era una sulla possibile reazione dei venezuelani alla cattura del loro presidente. La consultazione riguardava dunque una scelta di politica estera dalle conseguenze concrete: non una richiesta generica sul Paese, ma una valutazione di come la popolazione avrebbe accolto la rimozione di Maduro.
La conversazione si inseriva in una fase già segnata dall’azione militare statunitense. Nel settembre 2025, Trump aveva iniziato a ordinare attacchi contro imbarcazioni venezuelane che, a suo dire, erano coinvolte nel traffico di droga. In quel periodo, alcune persone si rivolgevano a Grok per chiedere informazioni sia sugli attacchi alle barche sia sul clima politico in Venezuela. Le domande rivolte al chatbot si intrecciavano così con una crisi in corso.
Alla domanda del presidente, Grok avrebbe descritto Maduro come un dittatore profondamente impopolare e indicato che molti venezuelani avrebbero probabilmente festeggiato la sua caduta. Era una risposta sulla possibile reazione pubblica, formulata in termini di probabilità. Il passaggio mostra il tipo di sintesi che un modello conversazionale può offrire a chi cerca di orientarsi rapidamente in un contesto politico complesso, anche quando la richiesta arriva ai vertici del potere.
Dopo l’invasione del 3 gennaio, in Venezuela si sono verificate manifestazioni di festa. Secondo la stessa persona informata sull’incontro, Trump ne avrebbe tratto l’impressione che Grok fosse ingegnoso. Il racconto non stabilisce quale peso abbia avuto la risposta del chatbot nella decisione di catturare Maduro. Documenta però un uso dell’intelligenza artificiale come strumento di consultazione su uno scenario politico e sulla reazione attesa della popolazione.
Il rapporto tra i sistemi di Musk e le attività militari statunitensi emerge anche da un altro episodio. Nel giugno 2026, il responsabile dell’AI del Pentagono ha affermato che le forze armate avevano usato Gov Grok nelle operazioni di dispiegamento e attacco contro obiettivi durante la guerra con l’Iran. L’impiego descritto riguarda quindi attività operative, oltre alla consultazione attribuita a Trump prima dell’intervento in Venezuela.
Grok opera in un contesto nel quale il Dipartimento della Difesa si rapporta anche con altri fornitori di modelli. OpenAI ha un accordo con il Pentagono, mentre Anthropic è impegnata in un confronto sulle modalità d’impiego dei propri sistemi nell’intelligence militare e nella guerra moderna. Per le aziende che sviluppano AI, le condizioni d’uso dei modelli in ambito militare sono diventate parte concreta del rapporto con le istituzioni.
All’inizio della stessa settimana, il Pentagono ha inoltre annunciato che Musk e Palmer Luckey, fondatore di Anduril, guideranno insieme uno studio sull’impiego attuale e futuro delle tecnologie avanzate sui campi di battaglia. Fra la conversazione attribuita a Trump, l’uso dichiarato di Gov Grok e questo nuovo incarico, i sistemi di Musk compaiono in più momenti del rapporto tra AI e difesa statunitense.