Tecnologia

Orbital punta a 100.000 data center nello spazio

La startup Orbital ha chiesto alla FCC di autorizzare una costellazione fino a 100.000 satelliti, progettata per portare 10 gigawatt di capacità di calcolo in orbita.

10 lug 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Orbital punta a 100.000 data center nello spazio
Condividi

Orbital, startup di Los Angeles fondata da appena cinque mesi, ha chiesto alla Federal Communications Commission l’autorizzazione a schierare fino a 100.000 satelliti data center. La domanda, depositata il 24 giugno, delinea una costellazione capace di fornire circa 10 gigawatt di potenza di calcolo, senza utilizzare elettricità, terreni o acqua sulla Terra. Un’infrastruttura di questa scala avrebbe un fabbisogno energetico paragonabile alla domanda media di circa 8-10 milioni di abitazioni statunitensi.

Il progetto nasce mentre la costruzione dei grandi data center dedicati all’intelligenza artificiale incontra ostacoli sempre più frequenti: contenziosi, dispute sull’uso dei terreni, limiti delle reti elettriche e opposizione delle comunità locali. Orbital sostiene che trasferire l’infrastruttura di calcolo AI nello spazio permetterebbe di aggirare molti di questi vincoli. «La domanda di capacità di calcolo per l’AI sta superando ciò che possiamo ragionevolmente costruire a terra», ha dichiarato il fondatore e CEO Euwyn Poon, indicando nella carenza simultanea di energia, suolo e acqua il problema da risolvere.

I satelliti immaginati dalla società avrebbero dimensioni simili a quelle di un frigorifero, ma sarebbero accompagnati da un pannello solare grande quanto un campo da tennis. Le future generazioni potrebbero integrare il modulo Space-1 Vera Rubin di NVIDIA, un chip resistente alle radiazioni progettato per eseguire direttamente in orbita i carichi di intelligenza artificiale. L’obiettivo è sfruttare l’energia solare disponibile nello spazio e ridurre il ricorso ai grandi volumi d’acqua necessari per raffreddare i processori nei centri terrestri.

Orbital vuole portare 10 gigawatt di capacità di calcolo nello spazio

La produzione dovrebbe avvenire presso Factory-1, impianto di assemblaggio e collaudo situato nella regione South Bay di Los Angeles. Per costruire rapidamente i satelliti e contenerne i costi in uno dei mercati del lavoro più cari degli Stati Uniti, Orbital prevede un ricorso esteso all’automazione industriale. Il gruppo ha inoltre reclutato tecnici provenienti da SpaceX, Amazon Leo, Vast, Northrop Grumman e Millennium Space Systems, aziende già attive nell’industria spaziale commerciale.

Il piano dispone per ora di risorse finanziarie contenute rispetto alla sua ambizione. Orbital ha raccolto 5 milioni di dollari in un round pre-seed guidato da a16z Speedrun, acceleratore collegato ad Andreessen Horowitz, con la partecipazione di Basis Set, Human Element, Wayfinder, Antler e altri investitori iniziali. La società entra però in una competizione che coinvolge gruppi molto più grandi, decisi a verificare se il calcolo orbitale possa diventare una nuova componente dell’infrastruttura digitale.

I satelliti data center potrebbero aggirare i vincoli di energia, terra e acqua

A gennaio 2026 SpaceX ha chiesto alla FCC il via libera per un massimo di un milione di satelliti data center, una costellazione che sarebbe quasi sessanta volte più numerosa dei circa 17.000 satelliti attualmente in orbita e che ha già suscitato obiezioni da parte di concorrenti e astronomi. A marzo Blue Origin ha presentato Project Sunrise, fino a 51.600 satelliti, mentre Google sta valutando Project Suncatcher. Elon Musk ha sintetizzato la pressione verso queste architetture sostenendo che lo spazio sia l’unico modo per crescere davvero su vasta scala.

Il calcolo orbitale appare destinato a integrare, non sostituire, i data center terrestri

Rimangono aperti interrogativi tecnici ed economici sulla possibilità di realizzare data center orbitali su simili dimensioni. Un’analisi di JLL lega la loro sostenibilità al tipo di carichi che dominerà la domanda futura. Gli impianti spaziali appaiono più adatti a elaborazioni asincrone e ad alta intensità energetica, mentre i data center terrestri conserverebbero un vantaggio nelle applicazioni in tempo reale. La prospettiva è quindi quella di un’infrastruttura complementare, non sostitutiva. La FCC, finora, non ha approvato integralmente alcuna proposta di questo tipo.

Articoli Correlati