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Il film di Sorkin su Facebook debutta con 5,5 milioni

Le stime del debutto di The Social Reckoning sono inferiori alle attese dello studio. Il caso Facebook torna al cinema in un autunno di film sui protagonisti del tech.

12 ott 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Il film di Sorkin su Facebook debutta con 5,5 milioni
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Il ritorno al cinema della storia di Facebook parte sotto le aspettative. The Social Reckoning, il nuovo film di Aaron Sorkin che segue The Social Network, si avvia a raccogliere appena 5,5 milioni di dollari al botteghino domestico nel fine settimana d’esordio, secondo le stime della domenica. Lo studio aveva previsto un debutto fra 7 e 8 milioni di dollari: un obiettivo già contenuto, che il film sembra destinato a mancare.

Il confronto con il predecessore restituisce la distanza tra le due partenze. The Social Network aveva aperto con 22 milioni di dollari, raggiungendo poi un incasso domestico complessivo di 97 milioni, ai prezzi dei biglietti del 2010. Quel successo aveva anche portato a Sorkin un Oscar e trasformato il film in una delle rappresentazioni cinematografiche più influenti della Silicon Valley e della cultura delle startup. Il nuovo esordio rende poco probabile un risultato della stessa portata.

È cambiato anche il centro della narrazione. Il primo film raccontava l’entusiasmo e i conflitti dei primi anni di Facebook; il seguito sceglie una vicenda più cupa e impegnativa, costruita intorno alla decisione della whistleblower Frances Haugen di divulgare i documenti diventati noti come Facebook files. Dalla nascita di una piattaforma si passa così alle sue responsabilità, con audizioni al Senato e modifiche agli algoritmi al centro del racconto. La materia tecnologica assume la forma di un confronto sulle conseguenze delle scelte aziendali.

Il debutto di The Social Reckoning si avvia a restare sotto le aspettative dello studio.

Nel frattempo, il mercato delle sale è cambiato profondamente rispetto all’uscita del primo capitolo. Una storia concentrata su audizioni e algoritmi può incontrare maggiori difficoltà nel richiamare un pubblico ampio, mentre gli spettatori più anziani, fra i possibili destinatari del film, sono tornati al cinema solo sporadicamente. Si aggiunge una possibile distanza nelle preoccupazioni del pubblico: una critica a Facebook potrebbe apparire meno urgente a chi oggi guarda con inquietudine all’intelligenza artificiale. Sono ipotesi interpretative, che il solo risultato del debutto non permette di verificare.

A pesare sull’accoglienza ci sono inoltre recensioni poco favorevoli. La scrittura del nuovo film insiste sui lunghi discorsi caratteristici di Sorkin, una componente che può rendere più gravoso un racconto già denso di questioni istituzionali e tecnologiche. Il precedente aveva invece la regia di David Fincher e la colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross. Il confronto riguarda quindi anche il modo in cui una vicenda del settore tecnologico viene trasformata in cinema, oltre alla notorietà dei suoi protagonisti.

Dai primi anni di Facebook, il racconto passa alle responsabilità della piattaforma.

L’esordio arriva in un autunno affollato di produzioni che mettono sotto una luce negativa figure reali del mondo tech. Nel medesimo fine settimana è uscito Musk, il documentario di quattro ore firmato da Alex Gibney. È atteso per il weekend successivo anche You Can See Everything, il documentario di Nathan Fielder su Elizabeth Holmes, descritto come un’opera difficile da classificare. Sono soggetti diversi, accomunati dall’attenzione alle persone e ai conflitti dietro le imprese tecnologiche.

Il calendario comprende anche Artificial, il film dedicato al dramma nel consiglio di amministrazione di OpenAI, che ha trovato un nuovo distributore dopo essere stato abbandonato da Amazon. L’offerta cinematografica estende dunque lo sguardo dai social network all’AI, affiancando alle storie di fondazione quelle delle crisi di governo aziendale. Per il pubblico, l’accesso a queste vicende passa attraverso formati e linguaggi differenti, dal documentario al racconto drammatico.

L’autunno cinematografico porta sullo schermo i protagonisti e i conflitti del settore tecnologico.

Per Musk, il primo weekend ha prodotto 69.000 dollari in quattro sale, con una distribuzione più ampia prevista nelle settimane successive. La durata e il soggetto suggeriscono però che il documentario possa raggiungere molti più spettatori quando arriverà su HBO Max. Accanto alla capacità di attirare persone al botteghino, emerge così il ruolo dello streaming nella circolazione dei racconti sul potere tecnologico: una seconda finestra di visione per opere che chiedono al pubblico tempo e attenzione.

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