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I droni russi colpiscono i data center ucraini

Gli attacchi russi ai data center di Kyiv interrompono Internet e telefonia. I nuovi droni a reazione mettono sotto pressione le difese e l’economia digitale ucraina.

06 ott 2026 4 min lettura A cura di Redazione
I droni russi colpiscono i data center ucraini
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Gli attacchi russi con droni a reazione contro i data center ucraini stanno interrompendo i servizi Internet e di telefonia mobile per migliaia di persone. Le incursioni sulle infrastrutture di telecomunicazione si sono concentrate su Kyiv dal 23 settembre: il ministero della Trasformazione digitale ha segnalato interruzioni temporanee della connessione per 100.000 famiglie nella regione della capitale dopo i primi raid. Nelle settimane successive, gli attacchi contro grandi data center e reti mobili si sono intensificati.

A distinguere questa campagna è la concentrazione dei bersagli. Tetiana Gaviuk, analista per l’Europa di ACLED, ha spiegato in un intervento del 1° ottobre che gli attacchi alle telecomunicazioni ucraine avevano già danneggiato collegamenti in fibra ottica, torri cellulari e strutture degli operatori mobili. Questa volta, però, diversi fornitori e impianti sono stati colpiti nell’arco di pochi giorni. Per l’analista, la sequenza indica una maggiore pressione russa sulle infrastrutture digitali del Paese, attraverso attacchi ravvicinati a più nodi delle reti.

La velocità dei nuovi velivoli complica il lavoro della difesa aerea. Il 4 ottobre, il presidente Volodymyr Zelenskyy ha dichiarato che le forze ucraine intercettano oltre l’85% dei droni convenzionali del tipo Shahed, sviluppati originariamente in Iran e forniti alla Russia. Contro le versioni più rapide, dotate di propulsione a reazione, la quota scende invece al 50–60%. Gli attacchi a lungo raggio hanno inoltre consumato le scorte ucraine di missili intercettori, mentre la Russia ha aggiornato molti dei suoi droni d’attacco monouso.

I primi raid hanno lasciato temporaneamente senza Internet centomila famiglie nella regione di Kyiv.

I data center rientrano in una campagna più ampia contro infrastrutture energetiche e commerciali. L’Institute for the Study of War interpreta la strategia come un tentativo di rendere insopportabile la vita dei civili e spingere l’Ucraina ad accettare le richieste russe. Gli attacchi cercano di sfruttare le attuali lacune della difesa aerea e di danneggiare o distruggere gli impianti durante l’autunno e l’inverno. Reti elettriche, stazioni ferroviarie e porti sono bersagli delle incursioni russe fin dal primo anno dell’invasione su vasta scala, iniziata nel 2022.

Per imprese e cittadini, le interruzioni possono estendersi ai servizi che dipendono dalle reti di comunicazione. Funzionari e rappresentanti del settore avvertono dei rischi per banche, sistemi di pagamento e servizi pubblici. Pauline Maufrais e Vincent Berthier, rispettivamente responsabile regionale per l’Ucraina e responsabile del settore tecnologia e giornalismo di Reporters Without Borders, hanno denunciato anche le conseguenze per il lavoro dei media e per il diritto della popolazione all’informazione. L’organizzazione ha definito gli attacchi ripetuti alle telecomunicazioni crimini di guerra.

Contro gli Shahed a reazione, la quota di intercettazione scende al 50–60%.

L’Ucraina ha già trasferito alcuni data center all’estero e investito nella costruzione di reti di telecomunicazione sotterranee per aumentare la resilienza. Lo ha spiegato Kateryna Chernohorenko, già viceministra della Difesa per la trasformazione digitale. La stessa Chernohorenko ha osservato che «non si può spostare tutto sottoterra», chiedendo agli alleati di contribuire al rafforzamento delle difese contro missili balistici e droni. Alla protezione e al trasferimento delle infrastrutture si affianca così la richiesta di maggiori capacità di intercettazione.

Le difficoltà di connessione potrebbero spingere più testate locali e cittadini verso soluzioni satellitari come Starlink. L’ex consigliere del governo ucraino Serhii Sternenko ha raccomandato agli abitanti di Kyiv di acquistare terminali Starlink o alternative analoghe prima dell’inverno. Per gli utenti, la ricerca di collegamenti alternativi nasce dalle interruzioni delle reti terrestri; per i media, dalla necessità di continuare a lavorare quando gli attacchi rendono indisponibili i servizi di telecomunicazione.

L’Ucraina ha trasferito alcuni data center all’estero e investito in reti sotterranee.

Un precedente nel Golfo mostra anche le conseguenze della distruzione fisica dei data center. Dopo i primi attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran nel febbraio 2026, le rappresaglie iraniane hanno preso di mira diversi impianti di Amazon in Bahrein e negli Emirati Arabi Uniti. L’azienda ha successivamente riconosciuto la perdita permanente di alcuni dati dei clienti di Amazon Web Services: un esito che porta la sicurezza delle infrastrutture digitali oltre il problema delle sole interruzioni di servizio.

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