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Google Search Console accumula oltre 64 ore di ritardo

Google Search Console supera le 64 ore di ritardo nel rapporto Rendimento. Agenzie, editori e negozi online faticano a valutare i risultati dopo lo spam update.

16 ott 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Google Search Console accumula oltre 64 ore di ritardo
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Google Search Console ha accumulato oltre 64 ore di ritardo nell’aggiornamento dei dati del rapporto sul rendimento, lasciando professionisti SEO e gestori di siti senza una lettura recente dei risultati nella ricerca. L’anomalia è stata osservata l’11 ottobre 2026 e ha interessato più utenti in momenti diversi della giornata. Per chi controlla quotidianamente clic e visibilità delle pagine, il blocco ha interrotto la possibilità di valutare l’andamento delle ultime giornate.

Una schermata condivisa da Barry Schwartz intorno alle 7 del mattino, ora della costa orientale statunitense, mostrava un ritardo superiore alle 64 ore. Un altro professionista aveva segnalato su X un intervallo vicino alle 62 ore, mentre il conteggio di Schwartz era poi salito ulteriormente. Intorno alle 11, lo stesso osservatore indicava una riduzione a 44 ore: un primo recupero dell’arretrato, ancora distante da un aggiornamento completo.

Il rapporto Rendimento raccoglie clic, impressioni, percentuale di clic e posizione media nei risultati. È quindi uno strumento con cui i proprietari dei siti verificano se una nuova pagina abbia iniziato a comparire nelle ricerche o se un intervento abbia prodotto effetti. Sono dati di prima parte, forniti direttamente da Google, sui quali si basano molte valutazioni operative. Con le giornate più recenti assenti, anche una domanda elementare sul traffico del giorno precedente rimane senza risposta.

Il rapporto Rendimento ha superato le 64 ore di ritardo negli aggiornamenti.

Esistono precedenti anche per questo rapporto, generalmente considerato più regolare rispetto ad altre sezioni di Search Console. Un ritardo prolungato si era verificato nel dicembre 2025. Nell’ottobre dello stesso anno, invece, la visualizzazione dei dati si era fermata dopo il 19 ottobre: Daniel Waisberg, di Google, aveva confermato il problema il 24 ottobre, spiegando che il gruppo di lavoro stava recuperando l’arretrato. Cinque giorni separavano dunque l’ultima data disponibile dalla conferma pubblica.

Un’altra difficoltà ha riguardato il rapporto sull’indicizzazione delle pagine. A luglio era stato segnalato un blocco degli aggiornamenti risalente all’11 giugno, con numeri che arrivavano in gruppi settimanali anziché attraverso aggiornamenti quotidiani. In quell’episodio il problema era descritto come latenza nella disponibilità delle informazioni. Chi consultava lo strumento riceveva quindi i dati in modo discontinuo, complicando il monitoraggio giornaliero del sito e la lettura delle variazioni tra una giornata e l’altra.

Le giornate mancanti interrompono il confronto dei risultati prima e dopo lo spam update.

Il nuovo episodio segue lo spam update di settembre, avviato da Google il 24 settembre e concluso l’8 ottobre 2026. L’operazione è durata quasi 14 giorni, il periodo più lungo fra i tre aggiornamenti antispam effettuati fino a quel momento nell’anno. Google non ha stabilito un rapporto causale fra quell’intervento e il ritardo del rapporto. La vicinanza temporale colloca comunque l’interruzione proprio nella fase in cui i gestori cercano di misurare gli effetti dell’aggiornamento.

Google invita a confrontare i risultati prima, durante e dopo gli aggiornamenti per individuare eventuali anomalie. L’assenza dei giorni più recenti interrompe questa sequenza di confronto. Le agenzie che preparano rendicontazioni per i clienti, gli editori che seguono i contenuti appena pubblicati e i negozi online impegnati nei periodi di maggiore attività si trovano così a lavorare con una finestra temporale incompleta. Per i piccoli siti, Search Console rappresenta inoltre l’unica opzione gratuita a disposizione per accedere ai dati sulle singole ricerche.

Anche gli strumenti esterni incontrano difficoltà nella raccolta dei risultati di Google.

Nello stesso periodo, i rank tracker e altri strumenti esterni hanno incontrato difficoltà nella raccolta automatizzata dei risultati di Google. Al rallentamento dei dati interni si aggiunge quindi una minore disponibilità di riscontri esterni, che rende più difficile interpretare eventuali variazioni delle posizioni. Il prossimo passaggio operativo è il recupero delle giornate mancanti: la ricostruzione della serie completa permetterà di esaminare il periodo tra fine settembre e inizio ottobre e valutare i risultati successivi allo spam update.

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