Flock Safety riduce da 30 a 7 giorni il periodo predefinito di conservazione dei dati raccolti dai suoi sistemi. La modifica arriva mentre l’azienda affronta una crescente opposizione pubblica legata al rischio di abusi nell’impiego di telecamere, droni e tecnologie per il riconoscimento delle targhe. Il gruppo ha inoltre introdotto l’obbligo di inserire un codice associato a un caso prima di accedere alle informazioni, aggiungendo così un passaggio destinato a rendere più tracciabili le consultazioni.
Il confronto si concentra sull’equilibrio tra sicurezza e riservatezza. L’amministratore delegato Garrett Langley ha invitato il Paese a trovare un «compromesso» tra i due obiettivi, sostenendo che privilegiare esclusivamente la privacy o la sicurezza porti a impostare male il problema. La posizione del manager prova a collocare la tecnologia di Flock all’interno di un quadro di responsabilità condivisa, proprio mentre le contestazioni mettono in discussione non soltanto gli strumenti, ma anche le regole con cui vengono utilizzati.
I timori non riguardano scenari puramente teorici. Sono stati identificati 46 casi nei quali agenti di polizia sono stati accusati di avere usato la tecnologia Flock per finalità non autorizzate, anche per perseguitare mogli, fidanzate o ex partner. Dopo avere ascoltato l’intervista a una delle presunte vittime, Langley si è scusato, affermando che lo addolorava quanto accaduto. Il CEO ha però respinto l’idea che Flock abbia creato gli abusi della polizia, rivendicando invece di avere sviluppato strumenti capaci di farli emergere e individuarli.
La pressione politica attraversa entrambi gli schieramenti statunitensi. Il candidato democratico al Senato del Michigan Abdul El-Sayed ha accusato il rivale Mike Rogers di sostenere una diffusione di massa delle telecamere Flock, descritte come dispositivi capaci di osservare gli spostamenti e raccogliere informazioni senza che le persone se ne accorgano. Il senatore del Vermont Bernie Sanders ha sintetizzato la propria opposizione con l’appello a fermare la «sorveglianza di massa con l’AI» e a fermare Flock.
Anche a destra si muovono iniziative restrittive. Tre repubblicani della Camera hanno presentato un disegno di legge che vieterebbe al governo federale di acquistare sistemi di sorveglianza automatizzata basati su riconoscimento facciale, identificativi biometrici o riconoscimento delle targhe. Il testo cita esplicitamente anche le telecamere Flock. La convergenza delle critiche non coincide necessariamente nelle motivazioni politiche, ma amplia la pressione affinché accesso, conservazione e utilizzo dei dati siano sottoposti a limiti verificabili.
Le modifiche annunciate dall’azienda mantengono comunque margini di deroga. Il periodo di sette giorni rappresenta infatti un’impostazione predefinita, non un limite invalicabile: le forze di polizia possono conservare i dati più a lungo attraverso una funzione chiamata Evidence Mode. L’American Civil Liberties Union ha riconosciuto che la riduzione può costituire un passo nella direzione giusta, pur ricordando che resta lontana dalle 48 ore raccomandate dall’organizzazione. La valutazione finale, ha osservato l’ACLU, dipenderà dal funzionamento concreto di Evidence Mode e dalla possibilità che la misura si riveli soprattutto un intervento di pubbliche relazioni.
Langley ha chiesto ai regolatori statali di approvare leggi che rendano l’uso illegale dei dati Flock un reato. Lo stesso CEO ha riconosciuto che, per Flock e per altre tecnologie, troppo spesso mancano regolamentazione e responsabilità. La riduzione della conservazione predefinita interviene dunque sul prodotto, ma lascia aperto il nodo della governance: chi può consultare i dati, per quali ragioni, con quali controlli e per quanto tempo. Il compromesso evocato dall’azienda sarà misurato sulla capacità di trasformare queste domande in vincoli effettivi, compresi quelli applicabili alle eccezioni.