Binance avrebbe consegnato alle autorità russe i dati relativi alle donazioni in criptovalute effettuate da un cliente a favore di campagne ucraine. Le informazioni sarebbero poi entrate nel fascicolo utilizzato per accusare di finanziamento del terrorismo Yuri Belenkiy, specialista informatico russo di 49 anni. Il passaggio dei dati risale al 2025, nonostante la piattaforma avesse dichiarato due anni prima di aver completato la propria uscita dal mercato russo.
Belenkiy, titolare di un passaporto russo e di un permesso di soggiorno bulgaro, è stato arrestato nel settembre 2025 e si trova in un carcere russo in attesa di processo. Il Comitato investigativo russo ha sostenuto in ottobre che l’uomo avesse trasferito più di 700 dollari alle forze armate ucraine e a un gruppo associato, conosciuto nel tempo come Brigata Azov o Reggimento Azov, classificato da Mosca come organizzazione terroristica.
I documenti delle forze dell’ordine descrivono le prove raccolte prima dell’incriminazione e riguardano esclusivamente il caso Belenkiy. Non è stato possibile stabilire se l’indagine abbia coinvolto altri donatori o se Binance abbia identificato ulteriori utenti. Attivisti per i diritti civili affermano tuttavia che diverse decine di cittadini russi sono stati perseguiti e condannati per aver sostenuto, anche attraverso exchange di criptovalute, organizzazioni successivamente definite estremiste o terroristiche dalle autorità di Mosca.
La questione si intreccia con la posizione pubblica assunta dalla società dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina del febbraio 2022 e le successive sanzioni occidentali. Nel settembre 2023 Binance annunciò la vendita dell’intera attività russa, sostenendo che operare nel Paese non fosse compatibile con la propria strategia di compliance. Precisò inoltre che non sarebbero rimasti accordi di condivisione dei ricavi né opzioni per riacquistare il business.
Un portavoce dell’exchange ha dichiarato che Binance non stabilisce le leggi, non formula accuse e non decide come i governi utilizzino le informazioni nei procedimenti giudiziari. La società ha aggiunto di collaborare, come altre istituzioni finanziarie globali, con le richieste legittime delle autorità, nel rispetto dei requisiti legali, normativi e di privacy applicabili. Non ha però chiarito se la consegna dei dati di Belenkiy possa avere violato le regole europee.
Il punto giuridico dipende anche dalla registrazione del cliente. Secondo Mike Bystrov, fondatore dello studio Stellar Consulting, qualora Belenkiy fosse stato registrato come residente nell’Unione europea, il trattamento dei suoi dati sarebbe ricaduto nel GDPR. In tale ipotesi, ha spiegato il legale, la comunicazione avrebbe richiesto un ordine giudiziario e il rispetto di condizioni particolarmente rigorose, anche perché la Russia non è considerata dall’UE un Paese con un livello adeguato di protezione dei dati personali.
Non è stato accertato se l’account Binance di Belenkiy fosse effettivamente registrato in Bulgaria. Il suo avvocato non ha risposto alle domande sullo status europeo del cliente, mentre la Commissione bulgara per la protezione dei dati non ha fornito indicazioni su una possibile violazione. Anche lo European Data Protection Board ha evitato di pronunciarsi sul caso, ricordando che l’applicazione delle norme spetta alle autorità competenti dei singoli Stati europei.
Il caso apre così una distanza delicata tra l’uscita commerciale da un Paese e la persistenza di canali operativi con le sue autorità. Per imprese e utenti, soprattutto nei servizi finanziari digitali, la semplice cessazione delle attività non chiarisce automaticamente dove restino conservati i dati, quali richieste possano raggiungerli e quale ordinamento prevalga. Nel mondo delle criptovalute, la conformità transfrontaliera incontra qui il suo terreno più sensibile: quello in cui una traccia finanziaria può trasformarsi in prova penale.