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Airbound raccoglie 37 milioni di dollari per sfidare i camion

La startup indiana Airbound raccoglie 37 milioni di dollari per sviluppare droni autonomi capaci di competere con il trasporto su strada.

25 ago 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Airbound raccoglie 37 milioni di dollari per sfidare i camion
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La startup indiana Airbound ha raccolto 37 milioni di dollari in un round di Serie A per sviluppare droni autonomi con un obiettivo ambizioso: rendere il trasporto aereo delle merci competitivo, sul piano dei costi, con quello effettuato dai camion. Il finanziamento è stato guidato da Greenoaks, con la partecipazione di DoorDash, Lachy Groom, Lightspeed e Humba Ventures.

L’operazione arriva meno di un anno dopo un seed round da 8,65 milioni di dollari e porta a quasi 50 milioni il capitale complessivamente raccolto dalla società, fondata nel 2023. Il mercato delle consegne con droni ha già prodotto alcune applicazioni operative, ma resta lontano dalla scala e dalla versatilità della logistica stradale. Airbound punta a ridurre questa distanza intervenendo direttamente sulla progettazione del velivolo, invece di limitarsi a costruire una rete di consegna.

Il problema tecnico di partenza riguarda il rapporto tra il peso dell’aeromobile e quello del carico. I velivoli convenzionali consumano una parte significativa dell’energia per trasportare la propria struttura, con un impatto particolarmente penalizzante sulle spedizioni leggere. La risposta di Airbound è TRT, un drone a volo verticale che pesa circa 3,3 libbre e può trasportare un carico di circa 2,2 libbre. La versione successiva, ancora in sviluppo, dovrebbe pesare 6,6 libbre e portare fino a 11 libbre, superando quindi il proprio peso.

Airbound vuole portare il costo delle consegne aeree al livello dei camion

Il drone adotta una configurazione tail-sitter simile a quella di un razzo: decolla e atterra verticalmente in posizione eretta, per poi passare al volo orizzontale. Secondo il fondatore e amministratore delegato Naman Pushp, l’azienda intende mantenere il decollo e l’atterraggio verticali anche sui modelli più grandi, evitando così la dipendenza dalle piste. L’obiettivo dichiarato è costruire un sistema nel quale ogni categoria di consegna possa raggiungere la parità di costo con il trasporto su camion.

Airbound ha già completato oltre 13.000 voli autonomi nelle città di Bengaluru e Guntur. Più di 1.000 sono stati effettuati con la rete ospedaliera Narayana Health, trasportando campioni diagnostici tra diverse strutture sanitarie. Sulla rotta attiva, un singolo drone percorre circa 2,5 miglia in sette minuti. Lo stesso trasferimento può richiedere dalle tre alle cinque ore con mezzi a due ruote, includendo l’attesa necessaria per raggruppare un numero sufficiente di campioni.

Il nuovo drone dovrebbe trasportare un carico superiore al proprio peso

La collaborazione sarà estesa al nuovo ospedale Banashankari di Bengaluru, progettato senza laboratorio diagnostico e banca del sangue interni e collegato invece a strutture centralizzate tramite i droni. Su una scala più ampia, Airbound ha firmato un accordo con il governo dell’Andhra Pradesh per creare una rete tra tre città, destinata a consegne retail, e-commerce e sanitarie. Il traguardo finale è di 10.000 voli al giorno, per i quali servirebbero tra 250 e 1.000 velivoli in base alla lunghezza delle rotte. Pushp prevede una flotta più vicina alle 250 unità.

La regolamentazione BVLOS resta il principale ostacolo alla crescita su larga scala

L’accordo non comprende contratti pubblici o sussidi: il governo statale collabora alla definizione del quadro normativo, mentre i ricavi dovrebbero arrivare dalle imprese che utilizzeranno il servizio. Proprio la regolamentazione resta il principale ostacolo, in particolare le autorizzazioni BVLOS, necessarie per volare oltre la linea visiva dell’operatore e gestire reti su larga scala. Airbound, che conta più di 150 dipendenti ed è ancora sostanzialmente pre-revenue, produce i velivoli in uno stabilimento di 43.000 piedi quadrati a Bengaluru. La strategia non è diventare soltanto il maggiore operatore di consegne, ma costruire gli aeromobili utilizzabili da altre reti logistiche: un ruolo paragonato da Pushp a quello di Boeing rispetto alle compagnie aeree.

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